venerdì 11 maggio 2018

La fortezza di San Piero: un cantiere ancora aperto



La fortezza medicea di San Martino si trova in località San Piero a Sieve nel comune di Scarperia e San Piero nel Mugello, a nord di Firenze. Con circa 1,5 chilometri di perimetro,17.000 metri quadrati di superficie muraria (13.500 della cerchia esterna e 3.500 del mastio) e una superficie del complesso di 65.000 metri quadrati è una delle più grandi fortezze extraurbane d'Europa, superata solo dal Forte di Fenestrelle e dalla Fortezza di San Ferran a Figueres (Spagna), anche se questi complessi sono di epoca molto più recente.

Indice

Storia e architettura

Essa è racchiusa in un perimetro poligonale, comprensivo di terrapieni e di sette baluardi. Al suo interno si trova una cappella e il mastio (chiamato "il cavaliere a cavallo") con le abitazioni per le truppe del granduca di Toscana. La fortezza fu fatta costruire da Cosimo I il 30 giugno 1569, su progetto di Baldassarre Lanci (già responsabile delle fortificazioni di Siena, Grosseto e Radicofani) e la sua costruzione fu poi terminata da Simone Genga e da Bernardo Buontalenti; essa prese il nome da una vecchia chiesa parrocchiale di San Martino a Beriano. Dalla biografia ufficiale di Cosimo si legge la motivazione uficiale "...perché da quella parte si poteva da qualunque havesse voluto assalir lo stato fiorentino venir liberamente insino a Firenze con ogni moltitudine di gente quantunque grande, senza avvenirsi ad alcuna frontiera da poterli contrastare...". La prima pietra fu posta il 30 giugno 1569 e con una grande festa e processione fu benedetta da Giovanni di Galeozzo Farolfi, pievano di San Piero a Sieve. Ma i lavori andarono per le lunghe, vista anche la vastità dell'opera, che fu terminata solo nel 1608, sotto il regno di Ferdinando I. Il colle di San Martino fu scavato e sterrato e per questo stravolto completamente dalla sua forma originaria e le terre tolte alla collina furono portate a valle per costruire i terrapieni delle vie di accesso. Unica struttura precedente che si salvò dagli sterri fu quella Cappella o Chiesina che ancora oggi si trova nella parte più alta della collina: di questo luogo ci sono poche memorie, la sua costruzione viene attribuita intorno all'anno 1200 in quella che probabilmente era una rocca che successivamente fu dei Medici o di un "Castelletto" ,ovvero una torre di guardia con alcune casupole riunita attorno ad essa. La costruzione della Chiesa fa presumere che ci fosse un certo numero di abitanti nella rocca.

Cappella e mura del Mastio
La Fortezza di San Martino è giustamente considerata una delle più estese e soprattutto complesse fortificazioni d'Italia e dell'Europa di tutti i tempi, praticamente si tratta di un colle fortificato in quanto i suoi bastioni si adattano perfettamente alla conformazione del suolo. Ha una pianta irregolare anche se molto vicina alla forma di rettangolo rinforzata da ben nove bastioni, quelli di nord-ovest e sud-est gemelli, e due porte principali: la Fiorentina a sud e la Bolognese a nord. All'interno della mastodontica cinta, costituita da cortine a scarpa in cotto, si erge il mastio, in pratica un forte di dimensioni più piccole, anch'esso con forma irregolare a cinque lati, e dotato di mura bastionate. La sua posizione è vicina alla porta Fiorentina, sul fronte dove si supponeva i rischi di attacco fossero minori. Al suo interno vi si trovava una grande campana che serviva da segnale.
Il complesso si affaccia su un'altura che scende sulla Sieve; il suo scopo era quello di difendere Firenze ed era dotato di sistemi efficaci per resistere agli assedi, come cisterne, magazzini per viveri ed armi, casematte, cucine mulini a vento, armerie e forni per fondere cannoni. Poteva contenere fino a 2000 soldati e con questi accorgimenti reggere un assedio per diversi mesi. Il monte su cui sorgeva era attraversato da un passaggio segreto sotterraneo che conduceva al fiume, per poter portare i cavalli ad abbeverarsi in caso di assedio (oggi è ancora in parte riconoscibile).
Guardando quest'opera ci può venire in mente la Fortezza di Poggio Imperiale di Poggibonsi ma a S.Martino siamo davanti non ad una città ma ad un complesso prettamente militare capace di contenere un intero esercito in un contesto non urbano. È inoltre con quest'opera che inizia a mutare il rapporto fra manufatto e paesaggio nelle opere della difesa statica italiana: la tendenza sempre maggiore ad abbassare l'altezza in rapporto all'estensione orizzontale al fine di offrire sempre minor fronte al tiro d'artiglieria.
Baluardo e fortilizio
Ben presto però il Granducato vide che la sua funzione era oramai inutile. Più volte rimaneggiata e restaurata dopo il terremoto del 1762 la fortezza di San Martino fu smobilitata nel 1784 da Leopoldo I che la giudicò inutile e dispendiosa, essendo cessate le minacce di invasione dal nord. Le caserme furono trasformate in case coloniche e al suo interno iniziarono ad abitare i contadini della zona.. Pochi anni dopo, in occasione dell'invasione Francese della Toscana, un piccolo presidio militare prese possesso per l'ultima volta della fortezza trasformando gran parte delle cannoniere in fuciliere. Da allora la più grande fortificazione rinascimentale della Toscana è stata abbandonata e trasformata in podere per un paio di famiglie di mezzadri. In occasione dell’ultimo conflitto bellico la fortezza è stata per i Sanpierini un valido rifugio antiaereo.
Solamente negli anni '60/'70 ebbe un periodo di rinascita poiché acquistata dai Borghese ed in parte restaurata da Piero Bargellini, sindaco di Firenze durante l'alluvione ,che ne fece la sua dimora. Iniziò una grande opera di ripulitura e restauro specialmente del mastio e le sue intenzioni erano quelle di riportare al pubblico l'antica costruzione, ma alla sua morte la fortezza fu di nuovo abbandonata.
Oggi il complesso è visitabile solo dal sentiero che circonda le mura ma da qualche anno è stata acquista da un imprenditore che sta realizzando un attento restauro di tutte le strutture al suo interno per la riapertura al pubblico.
Il 29 maggio 2011 è stata riaperta al pubblico per dei giri guidati dentro le sue mura e ogni anno viene aperta per visite guidate nel mastio.

Leggenda del "Regolo"

Intorno alle antiche mura della Fortezza aleggia da sempre un’antica leggenda tramandata dagli abitanti di San Piero di padre in figlio.
Si dice che durante lo scavo delle fondamenta delle mura, in una notte di tempesta, alla luce di un tremendo fulmine, qualcuno vide precipitare dal cielo come un enorme drago che sprofondò nelle viscere della terra, proprio là dove si stava scavando. Si trattava forse del Basilisco, o Regolo, leggendario Re dei Serpenti che uccideva con lo sguardo.
Da allora si narra di strani fenomeni, mai spiegati, che si susseguirono all’ombra del fortilizio.
Fra tutti il meno sgradevole, era il circolare fra i bottegai del paese di certe monete d’oro, dalla misteriosa provenienza. Cosa assai strana, visto il tenore di vita degli abitanti di allora. Il fatto che dette monete venissero, per così dire “spacciate” prevalentemente da giovani fanciulle e avvenenti spose e che, allo stesso tempo, fosse aumentato il numero delle nascite di splendidi bambini, rigorosamente maschi, insospettì gli uomini del posto e in particolare i giovanotti che avevano notato un certo via vai di queste donzelle per la via che conduce al forte, per poi rincasare, a tarda sera, visibilmente soddisfatte. Una sera, alcuni di loro decisero di svelare l’arcano e, presane di mira una, la seguirono, di nascosto, fino alla Fortezza. Giunta ai piedi dei bastioni, la ragazza sostò per tirare il fiato, ma subito si levò nell’aria un canto dolcissimo che le accarezzò le orecchie e l’anima: “Oh non temere bella fanciulla, io sono il Regolo, son fatto di nulla”, mentre tutto intorno l’aria si colorava di mille luci colorate. A questo punto i giovanotti, non si sa se per la paura o per la rabbia, saltarono allo scoperto, e allora quel turbine di luci meravigliose si colorò di rosso sangue e la musica dolcissima divenne un tuono dal fragore così forte da essere udito in tutta la valle.
I ragazzi impauriti a morte si ritrovarono a correre giù per il Poggio e schizzarono ognuno in casa propria senza nemmeno darsi la buona notte (che per loro buona non fu di certo).
Per un po’ di tempo in paese si farfugliò del gran tuono e di una ragazza scomparsa, di oscuri delitti ed insane passioni e di una misteriosa creatura che si nascondeva nella Fortezza.
Poi, col passare del tempo, le chiacchiere si attenuarono e di monete d’oro non se ne videro più, anche se c’è chi è pronto a giurare che qualcuna ce n’è ancora, segretamente passata in dote di madre in figlia. E c’è chi sostiene che sotto i bastioni della Fortezza, nascosto da qualche parte, ci sia ancora il Regolo pronto ad insidiare qualche sprovveduta fanciulla che di notte si avventuri da sola da quelle parti.









testo: Fortezza_Medicea_di_San_Martino
Foto: Galardi Massimiliano

Scarperia - San Piero, nel derelitto del borgo abbandonato di Coldaia



Questo plesso abbandonato l'ho già trattato in precedenza; stavolta però mi sono spinto fino alle membrane interne per constatare le reali condizioni. Siamo in località Coldaia nel comune di Scarperia e San Piero, un borghettino che non da neppure tanto alla vista, situato presso la circonvallazione del capoluogo comunale di San Piero a Sieve, sulla stretta via che porta a Gabbiano.
 
Entrarvi non è così complicato, anche se l'accesso originale è chiuso da fil di ferro: è sufficiente passare dal campo attiguo per agevolare l'ingresso. Facile è anche entrarvi dentro, anche se lo sconsiglio vivamente per la pericolosità che può avere.
 
Da una porta aperta sul fianco posteriore, si può addirittura accedere alla chiesetta (Oratorio di San Jacopo); completamente deturpato, è presente ancora l'altare, malandato ed una pala, senza niente dentro. Il tetto è parzialmente crollato, gli affreschi sono completamente andati, anche se ne riconosciamo una passata esistenza. Il resto del complesso abitativo è ridotto in malo modo; tetti crollati, interni spogli, sono la sintesi di quanto mostrato. Intorno al complesso vi è erba alta, rovi, sporcizia e scarti i ferro arrugginiti.









Foto e Testo: Galardi Massimiliano

articolo tratto da  Firenze Today (scritto da me)


Castello del Trebbio



Dal 2013 Castello del Trebbio è patrimonio UNESCO.

 Villa castello costruita sui ruderi di una precedente torre feudale da Michelozzo Michelozzi su commissione di Cosimo de' Medici.
Imponente costruzione, si erge a 500 metri s.l.m., su un colle dal quale si domina tutto il Mugello e dove in passato si incrociavano importanti vie di comunicazione.
Costituito da un massiccio corpo quadrangolare dotato di apparati a sporgere, è sovrastato da un'alta torre merlata con base a scarpa. Circondato oggi da alti e monumentali cipressi, il Castello del Trebbio mantiene ancora un giardino all'italiana sul lato ovest e ampie terrazzature ad orto a sud con un bel pergolato su pilastri cilindrici in mattone a vista (XVII secolo).
Luogo amato da Lorenzo il Magnifico soprattutto per i giorni di caccia, fu abitato a lungo dal celebre capitano di ventura Giovanni dalle Bande Nere, dalla moglie Maria Salviati e dal figlio Cosimo I , futuro Granduca di Toscana. Nel 1476 ospitò Amerigo Vespucci giovanissimo in fuga da Firenze dove infuriava la peste. Il Trebbio fu proprietà medicea fino a quando Ferdinando II non lo vendette per 113.500 scudi nel 1644 a Giuliano Serragli.







 testo: castello del trebbio (Scarperia e San Piero)
Foto: Galardi Massimiliano

giovedì 26 aprile 2018

San Lorenzo a Pietramala



La chiesa di San Lorenzo si trova a Pietramala, uno degli ultimi lembi toscani prima di sconfinare in Emilia (comune di Firenzuola). Il luogo fu passaggio di carovane e conquistatori.San Lorenzo fu  ricostruita sopra l’antica Pieve di Pietramala, del XVI SEC costituisce uno dei tesori architettonici di maggiore interesse per il visitatore, vero patrimonio culturale di tutto il Mugello.





Testo e foto: Galardi Massimiliano

Chiesa di San Giovanni Battista a Firenzuola

Storia

La nuova chiesa di Firenzuola segna l'avvio di una lunga e proficua collaborazione tra Carlo Scarpa ed Edoardo Detti. Dopo che l'antica pieve di San Giovanni Battista era andata completamente distrutta durante i bombardamenti del 1944, si rende necessaria la progettazione di un nuovo edificio. La scelta operata dal Genio civile di Firenze, avversata da una parte della comunità cattolica, è quella di costruire un edificio moderno nelle linee come nei materiali.
Detti, ufficialmente incaricato della ricostruzione nel 1955, coinvolge sin dalle prime fasi l'amico Scarpa.
I due elaborano numerose soluzioni, assai diverse tipologicamente e stilisticamente, che si definiscono e si articolano tra il 1956, data del primo progetto, ed il 1958, anno della versione definitiva, fortemente ridimensionata rispetto alle precedenti: nel marzo del 1957 infatti il nuovo progetto ottiene l'approvazione del provveditorato alle Opere pubbliche e del Sovrintendente Barbacci ma non quella della Pontificia commissione per l'arte sacra che, pur apprezzandone l'ideazione, ritiene il progetto liturgicamente non rispondente alle esigenze di una chiesa e non felicemente ambientato.
Il 12 giugno del 1958 la commissione di Arte sacra approva finalmente il progetto, ridimensionato e rivisto, e nel maggio del 1959 vengono ufficialmente avviati i lavori, eseguiti dalla ditta Masini. La nuova chiesa di San Giovanni Battista viene inaugurata nel dicembre del 1966, benché alcune opere interne non siano state ancora terminate. La chiesa di Firenzuola è stata sostanzialmente ignorata dalla critica, sorte questa per la verità comune a quasi tutte le opere nate dalla collaborazione di Scarpa e Detti. Unico giudizio rintracciato quello di Koenig (1968), nel quale viene giustamente sottolineata la cifra scarpiana dell'intervento: esemplificative le finestre angolari, figlie della gipsoteca canoviana di Possagno, e il soffitto a carena di nave, assai più veneto come spirito che toscano.

L'esterno

La chiesa è posta al centro della cittadella murata di Firenzuola, nel punto d'intersezione dell'antico cardo e decumano: essa è situata in un lotto d'angolo, in un'area occupata sino alle devastazioni della seconda guerra mondiale dall'antica pieve romanica la quale era dotata di un porticato continuo sui due fronti ovest e sud. Data la posizione centrale, dominante l'ampia piazza rettangolare Agnolo da Firenzuola (porticata su due lati e connotata sul fronte occidentale dalla mole compatta della fortezza), e data la mole svettante dell'alto campanile, della facciata porticata - che riprende variandolo il tema degli attigui portici dell'asse della strada principale ricostruiti nel dopoguerra - e del fronte meridionale compatto, la chiesa costituisce un notevole punto di riferimento visivo non solo all'interno del tessuto cittadino ma anche nel vasto panorama collinare circostante. La chiesa presenta un volume compatto, a pianta rettangolare articolata, connotato sulla facciata principale tramite i due motivi-segni contrapposti della snella massa 'piena' del campanile in cemento faccia vista (qualificato dai netti tagli verticali della cella campanaria e dalla copertura a ala di gabbiano) e del portico tripartito (con pilastri in cemento dal tono brutalistico e sovrastante griglia in legno di gusto scarpiano); lievemente arretrato il fronte vero e proprio, dal profilo a capanna, si configura come una semplice partitura suddivisa in due diverse porzioni: un muro intonacato di bianco, compresso all'estremità destra da un contrafforte in pietra, e una superficie vetrata.
Il lato meridionale si presenta come un muraglione in pietra serena scandito dal ritmo serrato delle paraste e suddiviso in due zone tramite la fascia continua del cordolo marcapiano nel quale sono ricavate luci quadrate binate: unico accesso presente in tale superficie, una semplice porta con infissi in rame. La zona absidale riprende, semplificandolo, tale disegno e propone in corrispondenza degli angoli la sovrapposizione di un primo livello pieno e di un secondo livello dove l'arretramento dell'angolo viene sottolineato da due decisi tagli vetrati.



L'interno

La semplicità del linguaggio delle facciate viene riproposta anche all'interno, caratterizzato un'unica grande aula sapientemente illuminata.
Tale spazio è dominato e qualificato dai tre grandi pilastri in cemento - setti murari con 3 aperture ottagonali, collocati a definizione di un percorso deambulatoriale e aventi rispettivamente la funzione di nicchia confessionale, cappellina e ambone - con retrostante muratura in pietra a filaretto, dal tetto a carena in legno da cui emergono parte delle travi in cemento, dalla teoria di luci quadrate a scandire l'ampia superficie muraria intonacata e infine dal catino absidale di pura geometria. Tale spazio risulta il più suggestivo dell'aula: il semplice volume a pianta quadrata è definito da candide pareti i cui angoli sono ritagliati da un volume vetrato, evidente richiamo alla soluzione già adottata da Scarpa nella gipsoteca di Possagno; al centro è situato il podio circolare dell'altare maggiore (in pietra serena lavorata con corrimano in ferro brunito) dal bel disegno di chiara geometria, che per dimensione invade, fino quasi a saturarlo, lo spazio presbiterale.
Per quanto concerne la distribuzione, dal fronte principale si accede direttamente alla navata: a fianco dell'ingresso sono situati in successione il battistero, a pianta rettangolare e con possibilità di accesso diretto dall'esterno, la cella campanaria e infine l'affaccio su una piccola corte; il percorso presbiterale sulla sinistra, nel quale è ricavata la nicchia dell'altare della Vergine, conduce al presbiterio e alla sagrestia. Quest'ultima, a pianta quadrata, si articola nei tre luoghi della sagrestia vera e propria, di una cappella (a semplice pianta rettangolare) e dell'atrio della canonica. La canonica costituisce un volume separato, giustapposto al fronte orientale della chiesa, sviluppato su tre piani fuori terra e caratterizzato da facciate dal disegno geometrico in cui il telaio in cemento armato risalta sulle campiture in intonaco: in queste sono inserite le finestre, con ritmo alterno, e piccole luci quadrate.
Al piano terra sono situati gli uffici della propositura, al piano terra e primo gli appartamenti del pievano.

Per quanto concerne gli apparati decorativi della chiesa, l'affresco dell'altare della Vergine è opera del maestro Innocenti degli anni sessanta, mentre le formelle policrome, il grande Cristo dell'abside e gli apparati decorativi del battistero, tutti in terracotta, sono state realizzate dallo scultore Salvatore Cipolla tra il 1995 ed il 1997.



Foto:Galardi Massimiliano
Testo: https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Giovanni_Battista_(Firenzuola)

Pieve di San Giovanni Decollato a Cornacchiaia



Storia e descrizione

L'edificio, ricordato fin dal 1025 e nel 1829 il titolo di pieve è stato trasferito alla propositura di San Giovanni Battista a Firenzuola.
La facciata è preceduta da un portico architravato; internamente è diviso in tre navate delle quali la maggiore risulta, nel profilo esterno, poco sopraelevata rispetto alle altre. Sono elementi tipicamente romanici sia la decorazione del portale sia il pannello di forma triangolare e decorato a scacchiera, posto sulla parete esterna destra.
L'interno, rimaneggiato, era in origine suddiviso da colonne che sostenevano direttamente la travatura lignea del tetto. Nella controfacciata sono due capitelli romanici raffiguranti aquile.








Foto :Galardi Massimiliano
Testo : https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_San_Giovanni_Decollato_(Cornacchiaia)

La fortezza di San Piero: un cantiere ancora aperto

La fortezza medicea di San Martino si trova in località San Piero a Sieve nel comune di Scarperia e San Piero nel Mugello , a nord di F...